Livorno-Cagliari, che partita !

di Gino Bacci        (Dal sito del LIVORNO   www.livornocalcio.it )


livorno 1970.jpg (19832 byte)
(Il Livorno del 1970)

Se è vero che i sogni muoiono all’alba, è perché nascono all’ora del tramonto. Come quel sogno amaranto di una notte di mezza estate: 30 agosto 1970.

Arrivò allo stadio d’Ardenza il Cagliari campione d’Italia, il Cagliari di Gigi Riva e di un irripetibile scudetto sardo strappato all’egemonia della Juventus.
Mai l’isola aveva sentito un orgoglio così forte. Gigi Riva era il sogno dell’Inter di Moratti, ma lui preferì sempre quella sorta di esilio assolato del quale ogni volta mi cantava meraviglie Ugo Conti, ex bomber del Livorno nonché aiutante di campo dell’allenatore Manlio Scopigno.
Il sorteggio della Coppa Italia aveva voluto che i campioni facessero la loro prima uscita ufficiale proprio all’Ardenza. Li attendeva il Livorno di "Lupo" Balleri in un girone nel quale erano entrate anche Pisa e Massese.

Quanti straordinari aneddoti attorno a quel Cagliari scudettato. Una squadra che Scopigno aveva fatto crescere in un clima spensierato, senza proclami, né rigidi ordini. ("Per l’orario dell’allenamento di domani, vi farò sapere. Penso al mattino, ma se stasera vado al night, ci vediamo nel pomeriggio").

Grande personaggio Manlio Scopigno. Una sera di sabato rientrammo molto tardi da una cena con altri giornalisti. All’Hotel Agip, sede del ritiro rossoblu, una sala aveva la luce accesa. Entrammo. I giocatori del Cagliari erano ancora con le carte da briscola in mano, e l’aria era così densa per il fumo delle sigarette che si faceva fatica a respirare. Qualsiasi allenatore sarebbe andato su tutte le furie. Scopigno invece si sedette vicino a uno dei tavoli occupati dai suoi, trasse dalla tasca una sigaretta, e candidamente domandò: "Disturbo se fumo?".

Imperturbabile fino all’incredibile. Come quel giorno a Torino, con il suo Cagliari due volte in gol con Riva, per pareggiare l’autorete di Niccolai e il rigore di Anastasi. Con quel 2-2 i rossoblu tenevano a distanza di due punti la Juventus, ed era l’ipoteca sullo scudetto. Nelle battute finali, con i bianconeri sempre all’attacco, il libero Cera si avvicinò alla panchina e chiese con comprensibile concitazione: "Mister, quanto manca?". E Scopigno senza scomporsi: "A che cosa?".

Quel Cagliari tritatutto avrebbe dovuto mangiarsi il Livorno all’esordio in Coppa Italia. Gli amaranto avevano una bella squadra, ma niente in confronto a quella sarda. Portiere era Gori, piombinese, a chiudere la difesa formata dai terzini Baiardo e Unere, dal libero Azzali oggi commerciante a Parma, e dallo stopper Bruschini che di nome faceva Novilio perché era grossetano, e soltanto in Toscana si trovano nomi tanto bizzarri, ma aveva un cuore grande così.

A centrocampo erano Martini, in procinto di trasferirsi a Roma per vincere lo scudetto con la Lazio e prendere il brevetto di pilota d’aereo. Con Martini c’erano il bravo ma lento Santon, Albrigi che già si era fatto un nome nel Torino, il Battistini da Lagnano non lontano da Legnano, e come non bastasse anche Zani a rinforzo. Davanti? Che se la vedesse il solo Pandolfi prima che gli andasse a dare una mano Picat Re, lungagnone nato all’aeroporto torinese di Caselle e perciò destinato a diventare un’ala.

Poveri amaranto! Contro di loro c’erano molti reduci dal Mondiale di Messico 70, il portiere Albertosi che teneva in panchina Zoff, e poi Cera, Domenghini, Gigi Riva e anche un ragazzo di Livorno, il velocissimo Corrado Nastasio, fieri di quello scudetto cucito sul petto, anche se non vinto da lui. Fu strenua difesa per tutto il primo tempo, poi il Livorno prese coraggio e scrisse un finale incredibile: gol del terzino Unere a dieci minuti dalla fine, e sigillo dell’aspirante pilota aeronautico Martini proprio mentre il Cagliari stava tentando la disperata rimonta.

Arbitrava Cesare Gussoni, futuro designatore arbitrale e predecessore di Paolo Bergamo. Con quella vittoria il Livorno vinse il girone e si qualificò, ma per farlo dovette anche andare a vincere a Pisa dove in panchina stava Mannocci, orgoglioso dei suoi trascorsi in Serie A con gli amaranto. Inguaribile nostalgico anche lui.